In memoria di una tifosa speciale: Luisella, “la nonna del Napoli”

Tra un mese circa, ricorrerĂ  il terzo anniversario della morte di Luisella Fariello, tifosa storica del Napoli, una vera e propria bandiera, simbolo per eccellenza del tifo in rosa di casa Napoli, scomparsa all’etĂ  di 87 anni.

Alla luce di ciĂ², ripensando soprattutto alla Coppa Italia, conquistata dagli azzurri la scorsa domenica all’ Olimpico di Roma, ci appare lecito omaggiare la memoria di una tifosa così speciale, perchè, di sicuro, lei avrebbe festeggiato con gioia il primo trofeo dell’era De Laurentiis.

Lei che era onnipresente sugli spalti del San Paolo, sempre ornata d’azzurro, i colori della sua squadra, del suo cuore, che esibiva con estremo orgoglio, negli anni dello scudetto, così come in quelli della retrocessione, fino alla fine dei suoi giorni.

Originaria del quartiere SanitĂ , “la nonna del Napoli” ha trascorso l’ intera esistenza al seguito della sua squadra del cuore, fino a diventare un vero e proprio punto di riferimento per chi ama i colori azzurri.

Luisella raccontava di essere stata allo stadio per la prima volta all’etĂ  di 8 anni:  “Mio padre mi portĂ² a vedere una partita degli azzurri, rimasi affascinata da quello sport e dalla passione per quei colori. Andavo in ritiro, anche nel nord Italia o in Austria. Poi seguivo gli allenamenti settimanali e anche qualche trasferta. Ho amato Pesaola, Jeppson, Vinicio, Savoldi, Krol e… Maradona, piĂ¹ di tutti. Diego si faceva voler bene, era un capitano leale, vero. E poi era uno di noi, uno scugnizzo: sempre tra la gente, non si stancava mai. Ci ha fatto vincere due scudetti e una Coppa Uefa, ha tenuto alto il nome della cittĂ  del mondo“.

Nel 2006, Luisella ha festeggiato la conquista della Coppa del Mondo con Ferrara e Cannavaro in Piazza del Plebiscito: “Fabio m’invitĂ² e ballare e mi promise che sarebbe tornato a Napoli. E’ stato un dispiacere leggere del suo trasferimento alla Juventus, ma la colpa non è sua. Comunque è un figlio di Napoli e gli perdoniamo tutto“.

Tifosa vera, Luisella, simbolo di un ideale calcistico che, forse, non esiste piĂ¹,  portatrice sana di valori e principi autentici, semplici, sui quali dovrebbero, sempre, ancorarsi i sentimenti di chi si accosta a questo sport, testimonial non retribuita di quella napoletanitĂ  rinomata in tutto il mondo, utile a rendere ben voluto questo popolo da chi dispone dell’ intelligenza necessaria per accantonare qualsivoglia pregiudizio razziale.

L’ amore grande, immenso, che nutriva per i colori azzurri ci conferisce la certezza che, anche da lassĂ¹, Luisella, la scorsa domenica, ha gioito ed esultato insieme al suo Napoli e alla sua gente.

Luciana Esposito

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